Spagna, la grande tenebra sui siti pirata

toreroDicembre 2009. Alla chiusura del Pacchetto Telecom, le autorità di Madrid assicurano a tutti i cittadini spagnoli che i cosiddetti three strikes – i tre avvisi prima della disconnessione degli scariconi, così come voluto dalla Dottrina Sarkozy in Francia – non verranno mai introdotti per tutelare il copyright sulle nuove reti di comunicazione elettronica. Ma al Congreso iberico viene contemporaneamente presentato il testo di un disegno di legge sull’economia sostenibile, contenente una modifica cruciale alla legge 32/2002 sui servizi della società dell’informazione. A presentare il testo sono il ministro per l’Industria Miguel Sebastiàn e quello per la Cultura Angeles Gonzalez-Sinde. In Spagna la chiamano subito Ley Sinde.

Che cosa prevede il testo di legge presentato al Congreso? La legge 32/2002 predispone l’interruzione delle attività di una pagina web al verificarsi di quattro specifiche condizioni. Salvaguardia dell’ordine pubblico; protezione della salute e delle persone fisiche; la tutela della dignità dell’individuo; lotta alla diffusione di materiale pedopornografico. La proposta di Sinde prevede l’inclusione di una quinta condizione: la tutela della proprietà intellettuale.

Sempre secondo il testo di legge, verrebbe formata una Commissione per la Proprietà Intellettuale, che agirà come una sorta di organo di vigilanza sulle condivisioni illecite dei contenuti. I legittimi titolari dei diritti potranno segnalare i cattivi del P2P o dello streaming per l’apertura di una pratica processuale che porti alla chiusura delle pagine web. Ai vari provider toccherebbe il compito di individuare i colpevoli e dunque staccare il rubinetto della connettività.

Ma soprattutto verrebbero introdotte misure violente contro quei siti specializzati nella distribuzione di link a contenuti in streaming e in violazione del diritto d’autore. Piattaforme come la locale Rojadirecta, più volte scagionata dai tribunali nazionali dalle accuse dell’industria dell’entertainment. Per svariati giudici spagnoli, la pubblicazione di un semplice link ad un contenuto ospitato su siti terzi non rappresenta una violazione diretta del copyright. Una posizione che potrebbe cambiare radicalmente con l’introduzione di un disegno di legge come quello sull’Economia Sostenibile.

Dicembre 2010. Sono tantissimi i siti web che partecipano alla campagna denominata No al cierre de webs, una chiusura in massa dei domini per protestare contro l’imminente vaglio al Congreso della Ley Sinde. Ma la maggior parte dei parlamentari spagnoli boccia il testo di legge, innanzitutto per la mancanza di un contesto legislativo ben definito. Si teme poi per il possibile conflitto di interessi portato in campo dal ministro-regista Sinde, troppo legato alle dinamiche di business dell’industria cinematografica. Altri registi come Pedro Almodovar esprimono forte dissenso nei confronti della proposta di legge.

La Spagna viene però vista come un paradiso per gli scariconi della Rete. Un paese che tollera il linking ai contenuti illeciti e che considera il P2P come un fenomeno positivo per l’economia nazionale. Alcuni dati parlano di un 45 per cento di utenti che scarica abitualmente musica e film. Altri – più vicini all’industria – stabiliscono che il 98 per cento del consumo musicale in spagna è piratato.

Dicembre 2011. Ad un anno dal blocco al Congreso, i vertici del Partido Popular annunciano l’imminente implementazione delle predisposizioni volute dal ministro Sinde. La Commissione per la Proprietà Intellettuale ascolterà le richieste dell’industria, prima di passare la palla ad un giudice e dunque alla mannaia dei singoli provider. L’iter, nel suo insieme, non dovrebbe durare più di 10 giorni. Mentre ai Premi Goya arrivano i primi attivisti mascherati da Guy Fawkes. La battaglia è solo all’inizio?

Mauro Vecchio

Immagine di Manon71

 

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