UE, il provider può spifferare
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- Pubblicato Venerdì, 20 Aprile 2012 08:02
A pochi mesi di distanza dalla definitiva approvazione della direttiva nota come IPRED, un gruppo di cinque editori svedesi si rivolge ad un giudice locale per obbligare il provider ePhone a rilasciare informazioni personali utili all’identificazione di un abbonato che ha caricato 2mila audio-libri sui server gestiti dallo stesso fornitore di connettività. Sul totale del materiale indicato dall’organizzazione anti-pirateria Antipiratbyrån, 27 opere sono effettivamente di proprietà dei cinque editori svedesi. Nell’estate del 2009, il giudice locale ordina al provider ePhone di consegnare i dati nelle mani dei legittimi detentori dei diritti. I vertici di ePhone rifiutano e decidono di ricorrere in appello. La precedente sentenza di primo grado viene dunque ribaltata: l’ISP può considerarsi un mero intermediario della Rete, non affatto costretto a consegnare i suoi utenti ai signori del copyright. La battaglia non finisce qui. Si arriva infatti alla Corte Suprema svedese, che però decide di passare la palla alla Corte di Giustizia d’Europa. I giudici del Vecchio Continente arrivano ora alla decisione, come riportato dalla testata specializzata TorrentFreak.
Secondo i giudici d’Europa, non vi sarebbe alcun impedimento a livello comunitario per le richieste degli editori. In altre parole, il provider ePhone può essere obbligato a consegnare i dati identificativi dei suoi abbonati. La direttiva nota come IPRED bilancerebbe al meglio il diritto alla privacy dei netizen con la tutela della proprietà intellettuale. Grande soddisfazione da parte degli editori locali, che ora dovranno ascoltare la definitiva sentenza da parte della Corte Suprema svedese. Non è ancora chiaro se i publisher avvieranno una causa civile contro il misterioso abbonato di ePhone.
NB: manca attualmente il testo della decisione dei giudici europei. Seguiranno aggiornamenti.
Mauro Vecchio
Immagine di Creativecommons.org
