Baidu, guai videoludici
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- Pubblicato Mercoledì, 23 Novembre 2011 11:50
Ad avanzare compatti sono i vertici della Content Provider Union (CPU), associazione cinese che tutela gli interessi di svariate società per lo sviluppo di videogiochi sui principali dispositivi mobile. L’offensiva viene scagliata contro Baidu, il più vasto motore di ricerca in terra asiatica con una fetta di mercato che sfiora l’80 per cento. Il search engine locale viene dunque accusato di aver permesso lo scaricamento illecito di almeno 350 videogame.
Le accuse mosse dai rappresentanti di CPU vengono annunciate da un portavoce a Pechino: Baidu avrebbe fornito ai suoi utenti il materiale in violazione del diritto d’autore, appunto videogame in mobilità appartenenti ad un gruppo di 25 società di sviluppo operative in Cina. Una tesi contestata apertamente dai vertici del motore di ricerca, che parlano di semplici link trovati dagli utenti a titoli ospitati su piattaforme terze.
La difesa di Baidu passa per un principio più volte tirato in ballo per questioni di pirateria online. Un motore come quello gestito da Baidu sarebbe esclusivamente un intermediario del web, in questo caso un fornitore neutro di risultati di ricerca. Alcuni dei link rimandano poi a siti che ospitano effettivamente i videogame illeciti di cui parlano i vertici di CPU. “Non abbiamo mai caricato videogiochi in violazione del copyright sulla nostra piattaforma”, spiega un portavoce di Baidu.
Le società di sviluppo non la pensano allo stesso modo. Il caso viene preso in considerazione da un giudice di Pechino. Stando alle richieste dei legali di CPU, il motore di ricerca asiatico dovrebbe pagare un maxi-risarcimento da 30 milioni di yuan, poco meno di 5 milioni di dollari.
Non è la prima volta che Baidu entra in conflitto con i legittimi detentori dei diritti. E’ il febbraio del 2008 quando le grandi etichette del disco – Universal, Sony e Warner – accusano il search engine di aver distribuito online brani tutelati dal copyright. Le major chiedono ad un giudice locale di ordinare la rimozione di tutti i link a materiale illecito.
Dopo due anni, una corte di Pechino assolve il motore di ricerca, sottolineando come il sito rappresenti soltanto un servizio di ricerca musicale. Non fornendo attivamente alcun brano piratato in formato MP3. Il materiale in violazione del diritto d’autore non sarebbe poi ospitato sui server gestiti dal colosso del search asiatico. Successivamente, gli stessi vertici di Baidu firmano un accordo di licensing con le grandi major raccolte nella joint-venture One Stop China.
Mauro Vecchio
Immagine di Mrkathika
