Un caffè con Simone Aliprandi, il diritto d'autore nell'era digitale
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- Categoria: COPYRIGHT
- Pubblicato Martedì, 13 Dicembre 2011 09:59
Simone Aliprandi è avvocato dedito ad attività di consulenza, formazione e ricerca nell’ambito del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. Dal 2005 è fondatore e responsabile del Progetto Copyleft-Italia.it. Collabora con alcune cattedre universitarie nell’ambito dell’Informatica Giuridica e del Diritto dell’Informazione. Per la sua tesi di dottorato ha condotto una ricerca di carattere giuridico-sociologico sul tema: “Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza". Torrentismi.it decide di intervistarlo per capire evoluzioni e primi risultati di questo interessante percorso d’analisi.
Torrentismi.it: “Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza”. Questo il titolo della sua ricerca di dottorato. Può spiegare ai lettori come è nato il suo approccio giuridico-sociologico allo studio del copyright sulle nuove reti di comunicazione elettronica?
Simone Aliprandi: “Nell’autunno 2008, dopo una laurea in Giurisprudenza e una seconda in Scienze Politiche, sono approdato ad un dottorato di ricerca interdisciplinare focalizzato sul macro-tema “Società dell’Informazione”. Sostanzialmente è un dottorato in cui si studia l’innovazione tecnologica più per i suoi impatti sociali che per i suoi aspetti tecnici. Io, che fino a quel momento mi ero occupato principalmente di diritto d’autore digitale, ho pensato che fosse l’opportunità ideale per ampliare il mio approccio di studio da quello strettamente giuridico e informatico a quello della ricerca sociale. Ora il dottorato è in fase di conclusione e questa ricerca è il frutto del mio lavoro di questi ultimi anni”.
T: Quali sono gli obiettivi principali della sua ricerca? E come è riuscito a tracciare comportamenti e percezioni degli utenti?
SA: “La ricerca è stata condotta con lo strumento di indagine della web survey. Ho redatto un questionario in cui appunto venissero approfonditi i comportamenti, la percezione, gli atteggiamenti e le opinioni degli utenti della Rete in materia di diritto d’autore. Dopo di che l’ho messo online sul mio sito e ho diffuso il relativo comunicato. Il questionario era piuttosto lungo e articolato ed era pensato per rivolgersi ad un pubblico il più ampio possibile, senza appunto scendere in eccessivi tecnicismi e in nozioni strettamente giuridiche. La compilazione garantiva l’anonimato in modo che gli utenti si sentissero liberi di rispondere con la massima sincerità anche in merito a comportamenti – come il file sharing o la fruizione di contenuti su siti di streaming p2p – ritenuti non pienamente leciti dal diritto. Il questionario prevedeva nella parte finale anche alcune domande filtro che hanno permesso di dividere in seconda battuta gli utenti in generici, attivi, creativi e creativi professionali. Questa profilazione ha generato a mio avviso le informazioni più interessanti in sede di analisi dei dati”.
T: E gli utenti come hanno reagito? Può illustrare i risultati ottenuti dalla compilazione del questionario?
SA: “Gli utenti hanno reagito molto bene, specialmente in ambito italiano dove con la rete di contatti legata al progetto Copyleft-Italia e alle mie varie iniziative divulgative (libri, conferenze etc.) sono riuscito ad effettuare una promozione più efficace. Alcuni miei colleghi universitari sono rimasti stupiti nel sentire che, senza aver incaricato specifiche agenzie di promozione, ho raccolto quasi 1300 risposte utili per la ricerca italiana, e quasi 450 all’estero. Considerato che per “risposte utili” si intendono i questionari compilati in modo completo e senza incongruenze, è chiaro che le persone avvicinatesi alla ricerca sono state molte di più”.
T: Le tematiche legate al diritto d’autore sembrano ormai uscite dagli uffici esclusivi degli addetti ai lavori. E i netizen hanno iniziato a masticare i principi legati al copyright, in particolare su Internet. Ha riscontrato questo nuovo interesse da parte della cyber-massa legata alla sua ricerca?
SA: “Si. Diciamo più che altro che questo interesse era proprio il presupposto socio-culturale della mia ricerca. Cioè, è proprio per il fatto che il diritto d’autore negli ultimi anni è uscito dalla squisita nicchia degli addetti ai lavori che si sono rese necessarie ricerche come la mia. Che si preoccupassero di comprendere le opinioni degli utenti (che poi, a ben vedere, sono i veri destinatari delle normative sul diritto d’autore). Il mondo del diritto, inteso sia come coloro che fanno le leggi sia come coloro che si occupano del loro studio e applicazione, troppo spesso non tengono nella dovuta considerazione l’ottica degli utenti. Con il risultato di fare valutazioni dottrinali e scrivere testi normativi già viziati da uno scollamento dalla realtà sociale”.
T: In materia di pirateria, crede che gli utenti del web siano consapevoli delle violazioni commesse a mezzo p2p piuttosto che streaming? Qual è la percezione – anche in via del tutto sommaria – riscontrata?
SA: “Dai dati sono emerse risposte contraddittorie: tendenzialmente, gli utenti sanno che acquisire contenuti creativi da canali non autorizzati è vietato dalla legge. Ma nello stesso tempo tendono ad autogiustificarsi sulla base dell’assunto “tanto lo fanno tutti”. Riguardo alla percezione del diritto d’autore come concetto generale molti hanno risposto di percepirlo non tanto come uno strumento di tutela della creatività e della produzione culturale, quanto più che altro come uno strumento di controllo sulla diffusione della cultura e di limitazione delle attività in Rete”.
T: Quali sono i prossimi passi nel suo studio? Ci sarà una pubblicazione?
SA: “Innanzitutto i risultati della ricerca sono entrati a far parte della mia tesi di dottorato, di cui è prevista la dissertazione finale tra gennaio e febbraio 2012. Assieme alla pubblicazione e al commento dei dati, la tesi contiene un capitolo di scenario teorico; un capitolo sulla ricognizione sulle principali ricerche pregresse di simile tenore; un capitolo metodologico in cui si descrive nel dettaglio come è stata predisposta la ricerca. Ci sarà inoltre una corposa appendice con tutti gli articoli di promozione usciti negli scorsi mesi e con tutti i grafici – quasi 500 in tutto – realizzati sui dati raccolti. Tutto ciò sarà sicuramente tramutato in alcune pubblicazioni, sia in italiano che in inglese. Probabilmente si tratterà di alcuni paper da presentare a convegni internazionali e in un report/monografia da pubblicare sia in formato cartaceo che in formato ebook. Ovviamente però per la pubblicazione dovrò attendere almeno l’avvenuta dissertazione di dottorato, dunque se ne parlerà non prima di marzo”.
Immagine di Pryere
