Channelsurfing, ultimi canestri?

palla da basketA muoversi rapidi sono gli agenti della Homeland Security Investigation (HSI), in collaborazione con la U.S. Immigration and Customs Enforcement’s (ICE). Le mani federali sul giovane cittadino texano Bryan McCarthy, principale gestore del sito di indexing Channelsurfing.net. Ovvero di un servizio in stile Rojadirecta, specializzato nella distribuzione di link per la visione in streaming dei principali eventi sportivi. Dai match della National Basket Association (NBA) a quelli della World Wrestling Entertainment (WWE).

E’ il marzo 2011 quando McCarthy finisce nelle grinfie dei federali statunitensi, accusato di violazione sistematica del diritto d’autore. Stando ai dettagli della causa avviata a New York, il 32enne operatore di Channelsurfing avrebbe guadagnato in 5 anni un flusso da 1,3 milioni di utenti al giorno. Con un incasso complessivo pari a 90mila dollari in termini di vendita degli spazi pubblicitari. Gli agenti a stelle e strisce riescono ad arrestare McCarthy grazie al tracciamento dei suoi movimenti tramite PayPal e Gmail.

Il sito di indexing viene sequestrato dai vertici di ICE, successivamente trasferito dallo stesso McCarthy ad un altro indirizzo web. Il cittadino texano si ribella alle accuse, sottolineando come la sua piattaforma non abbia affatto violato il copyright. Limitandosi alla sola indicizzazione dei link verso contenuti ospitati su siti terzi. La chiusura della piattaforma avviene curiosamente a pochi giorni dall’inizio del tradizionale Superbowl.

E’ quasi la metà di novembre quando un giudice di New York procede alla condanna del 32enne cittadino texano. McCarthy avrebbe volontariamente messo in piedi un sito volto alla proliferazione di materiale illecito, speculando sulla violazione sistematica del diritto d’autore. Lo stesso imputato invia al giudice una dichiarazione scritta in cui si dichiara non colpevole. Il suo sito avrebbe semplicemente linkato a materiale esterno, senza dunque mai trasmettere alcunché in streaming.

La corte di New York dovrebbe ora tornare ad esprimersi agli inizi del nuovo anno. McCarthy rischia fino a 5 anni di prigione. Sarebbero i primi effetti delle nuove misure anti-pirateria volute in terra statunitense. I legali di McCarthy parlano però del suo pessimo stato di salute: il cittadino texano sarebbe attualmente in cura per risolvere gravi attacchi di panico. Impossibile volare fino alla Grande Mela, dove ad attenderlo c’è mezzo universo sportivo made in USA.

Mauro Vecchio

Immagine di Roberto_Ventre
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